Il Futuro Come Sfida e Opportunità: Direttive di Sostenibilità

 
Seeding the Future  – scopri il pensiero di Valerio Rossi Albertini, Gianluca Sgueo e Lello Naso
nella Tavola Rotonda condotta da Olimpia Mignosi, giornalista TG2
Il Futuro Come Sfida e Opportunità - Gianluca Sgueo

Il Futuro Come Sfida e Opportunità – Gianluca Sgueo

Gianluca Sgueo – Professore a Sciences Po, Istituto di Studi Politici Parigi

 

“Il futuro come sfida e opportunità: direttive di sostenibilità”

Gianluca Sgueo, professore a Sciences Po, Istituto di Studi Politici, Parigi, un bagaglio di esperienza nel campo dell’innovazione e delle politiche dell’Unione Europea, attualmente lavora come Advisor al Ministero dell’Innovazione e Transizione Digitale con il Ministro Colao.

Lo Stato nell’economia, il suo ruolo cambia con le necessità dell’innovazione. Come sta cambiando e in che nuova direzione ci si sta muovendo?

Ci sono molti approcci per stimolare l’innovazione nel pubblico e nel privato. Tra quelli più interessanti e promettenti ci sono i partenariati pubblico-privato. Attraverso queste collaborazioni strutturate tra aziende e pubbliche amministrazioni si ottengono numerosi benefici: uno è lo scambio e la circolazione di idee e progettualità; un secondo è la condivisione di metodi di lavoro, che beneficiano l’efficienza e il risultato; un terzo è la crescita delle competenze umane di coloro che contribuiscono a questi progetti, e che per il tramite di questi riescono a contravvenire alla rapida obsolescenza cui sono naturalmente predisposte, soprattutto nel campo delle competenze tecnologiche. Il PNRR sta provando a sfruttare molto l’approccio dei partenariati, sostenendo gran parte dei grandi progetti e riforme secondo una logica di sistema. Per cui, ad esempio, nel campo del digitale, le infrastrutture per la connessione, la trasmigrazione dei dati sul cloud e la stessa formazione delle competenze umane sono tutti progetti realizzati attraverso la formula del partenariato, coinvolgendo aziende operanti sul territorio e pubbliche amministrazioni, oltre a università e organizzazioni del terzo settore.

Come stimolare l’innovazione nel pubblico e nel privato

Per quanto possa sembrare desueto e paradossale, il settore pubblico è ancora oggi il più grande generatore di innovazione. Moltissime delle invenzioni che hanno letteralmente cambiato il modo in cui lavoriamo e socializziamo sono frutto di idee sviluppate originariamente nel settore pubblico. Un esempio eclatante: internet, una tecnologia nata per la sicurezza e solo successivamente sviluppata nel suo potenziale commerciale. Torniamo quindi al punto di prima, relativo allo stimolo per l’innovazione, che trova il suo punto di arrivo proprio nella collaborazione tra soggetti pubblici (che oggi dispongono dei fondi del PNRR) e aziende private, che invece hanno un metodo e una operatività che spesso, purtroppo, mancano al pubblico. La leva formidabile del PNRR è proprio questa: generare processi virtuosi nati dalla condivisione tra saperi, fondi e metodi di lavoro di soggetti pubblici e privati.

Il Futuro Come Sfida e Opportunità - Lello Naso

Il Futuro Come Sfida e Opportunità – Lello Naso

Lello Naso – Inviato de Il Sole 24 h

Come percepiscono le imprese la sostenibilità? È più un fardello o un’opportunità?

Questa domanda consente innanzitutto di sgomberare il campo da un equivoco, dal luogo comune che il mondo si divida in 2 categorie: gli inquinatori e quelli che non inquinano, e gli inquinatori siano gli imprenditori. Questa è la percezione che c’è, e che è frutto di una cultura anti industriale.

Qui siamo in una delle capitali della qualità, AQM certifica e incanala dentro i parametri dell’eccellenza quello che producono le aziende con i controlli.

Sgomberato il campo da questo luogo comune, se questa domanda me l’avessi fatta 10-15 anni fa, quando ero il

 

 

 

 

 

 

responsabile di impresa e territorio ed economia italiana del Sole 24 ore, avrei risposto che molta parte dell’impresa  viveva la sostenibilità come un costo: mi impongono un costo e io non riesco oggi a percepire quali sono i vantaggi.

Oggi le cose sono radicalmente cambiate, sono passati tanti anni e soprattutto l’ Unione Europea e le varie conferenze da Kyoto a Parigi, hanno imboccato la direzione di “obbligare” le aziende a un percorso di sostenibilità. Per cui oggi le imprese hanno capito perfettamente che la sostenibilità è un percorso obbligato, che porta dei vantaggi, mentre non è chiaro perché gli obiettivi cambiano e perché non si riesca a programmare in maniera precisa e ordinata nel tempo.

Le aziende sono abituate a lavorare con un metodo molto razionale, dove bisogna produrre nella maniera più efficiente possibile al minor costo possibile.  Se vengono in continuazione modificati i parametri e gli obiettivi di medio-lungo periodo, le aziende vanno completamente in difficoltà e non riescono ad essere competitive.

Poi l’altra cosa che non viene capita è perché si debbano rispettare determinati parametri mentre i competitors che stanno magari in Cina a o da un’altra parte del mondo, possono assolutamente derogare a qualsiasi tipo di criterio e di controllo.

Le imprese oggi sono obbligate a guardare al futuro, quelle che lo hanno fatto nel passato, oggi hanno un notevole vantaggio competitivo. Un altro fattore di accelerazione è stata la percezione della finanza dei fattori di sostenibilità, cioè oggi i grandi fondi d’investimento tendono a non investire in imprese che non rispettano i criteri di sostenibilità. Questa è una cosa che ha accelerato moltissimo gli investimenti delle imprese e anche le banche quando devono concedere dei prestiti importanti per degli investimenti valutano molto il rispetto dei criteri di sostenibilità da parte delle imprese.

Quindi 10 anni fa, ti avrei detto forse era un fardello, c’erano degli Imprenditori illuminati e oggi invece ti dico gli imprenditori illuminati di allora oggi hanno un vantaggio competitivo. Il resto degli imprenditori vorrebbero capire molto di più il percorso ma lo hanno sostanzialmente accettato e lo stanno percorrendo.

Quali sono le grandi paure e timori delle imprese in merito alla transizione?

Quello che temono molto le imprese in questo momento, è di essere abbandonati nella transizione.

Io non mi rifiuto di abbandonare il motore endotermico a priori, ma mi devi dire che cosa faranno da qui a quando i motori endotermici non saranno più sul mercato per cui va gestita la fase di transizione senza rete, questo vale sia per l’auto, per l’energia e per le emissioni.

Gli imprenditori non capiscono perché il sistema delle emissioni che era nato per disincentivare a emettere CO2 nella nell’atmosfera sia diventato un sistema regolato dalla finanza con la speculazione, per cui non capiscono perché quei certificati abbiano avuto questo andamento da titolo speculativo, che è  una cosa assolutamente fuori dalla mentalità di chi opera nell’economia reale e produce.

Quindi il timore più forte secondo me in questo momento delle imprese è quello di essere abbandonati al proprio destino nella transizione, se dal punto A mi devo spostare al punto C, c’è il punto B in mezzo e in questo punto B non mi devi lasciare, solo che io non potrò più fare le cose che sto facendo, mi devi indicare una via e possibilmente anche dare degli incentivi delle compensazioni per farmi transitare al punto C senza danni, senza perdere aziende e senza lasciare a casa i lavoratori.

Io credo che questa sia il la paura che è più forte in questo momento.

Questi sono tempi di crisi energetica e di materie prime, dall’altra parte c’è un esigenza di sostenibilità, come conciliare le due situazioni?

Questo è il problema del momento, ci siamo accorti oggi che siamo troppo dipendenti da paesi che propriamente democratici non sono, ci siamo accorti che siamo troppo dipendenti da fossile e ci siamo accorti che quando abbiamo intrapreso la strada delle energie alternative lo abbiamo fatto in maniera scriteriata e confusa.

Tanto per fare un esempio abbiamo intrapreso la strada dei pannelli solari e non ci siamo accorti che i cinesi avevano il monopolio della produzione dei pannelli solari, quindi siamo andati ad alimentare quella economia con i sostegni che davamo noi alle famiglie e alle imprese in Italia e in Europa.

Bisognerebbe inoltre spogliarsi dalle ideologie, capire che quando noi abbiamo fatto una scelta di abbandono, per esempio dell’energia nucleare, quella scelta oggi la paghiamo sulla nostra pelle, per cui comprendere come governi, come enti regolatori che determinate scelte hanno delle conseguenze che si vanno a pagare nel medio lungo periodo, questo è una cosa che bisogna tenere molto bene a mente.

Il Futuro Come Sfida e Opportunità - Valerio Rossi Albertini

Il Futuro Come Sfida e Opportunità – Valerio Rossi Albertini

Valerio Rossi Albertini – Divulgatore scientifico e ricercatore CNR

Economia circolare cos’è?

Se vogliamo definirla dobbiamo ricorrere alla sua origine etimologica dal greco oikos nomos = la legge della casa, che regola il buon governo della casa. È una disciplina di pensiero, è un modo di affrontare le questioni che riguardano tutto l’ecosistema. È quel modello su cui si basa la natura, è un miliardo di anni che in natura le specie viventi stanno in un equilibrio dinamico dettato dalle leggi dell’economia circolare.

In pratica se noi prendiamo il nostro modello di sviluppo della prima rivoluzione industriale inglese, abbiamo delle materie prime e dei combustibili fossili che preleviamo dal sottosuolo, con l’energia ottenuta dai combustibili fossili modelliamo questa materia prima e otteniamo dei prodotti. Questi prodotti li degradiamo a scarto.

In natura non c’è niente del genere. Le risorse sono sempre rinnovabili, non sono risorse che si esauriscono nel tempo e il concetto di rifiuto è bandito, quello che noi erroneamente consideriamo scarto, in natura è alimento per altre specie. Alla base della catena alimentare c’è la fotosintesi clorofilliana attraverso cui le piante producono lo zucchero di cui si nutrono. Gli animali erbivori si nutrono delle piante e gli animali carnivori di quelli erbivori. Tutto è a base della fotosintesi clorofilliana.

Noi riusciamo a sopravvivere grazie al fatto che c’è uno scarto delle piante nel loro processo di produzione del loro nutrimento. Anche noi dunque siamo inseriti all’interno di questo ciclo naturale. La risorsa che ci mette a disposizione il mondo vegetale per vivere per le nostre funzioni metaboliche, mi sembra l’esempio più eloquente di come dovremmo cominciare a concepire nuovamente il nostro rapporto con la natura, visto che noi dalla natura siamo indissolubilmente dipendenti.

C’è la natura che si ribella, ad esempio gli eventi drammatici come quelli del ghiacciaio della Marmolada, sono un monito a comprendere che c’è un clima fuori controllo. Cosa dobbiamo aspettarci, qual è il corollario di un clima impazzito?

È stato aperto un fascicolo per disastro colposo dalla autorità giudiziaria su quell’evento.

Ha senso? Era prevedibile? sono stati imprudenti gli scalatori che son andati sotto il ghiacciaio?

Allora ragioniamo in termini scientificamente ortodossi: noi su cosa basiamo le nostre decisioni? Le basiamo sugli eventi passati, sulla memoria, sullo storico di quello che è successo prima. Non era successo niente prima nei 160 anni precedenti, quando è stata aperta quella via non c’era nessun motivo di ritenere che potesse succedere proprio in quel momento, ma bisogna tenere in considerazione che c’è una differenza sostanziale del clima. Le condizioni atmosferiche, le condizioni ambientali non sono più quelle che hanno prodotto la statistica su cui ci basavamo. Quindi in futuro dovremo rifare i nostri calcoli, ci dovremmo ritirare sulla base di queste nuove considerazioni.

4 anni fa, fui ospite del TG 2, la sera del 28 ottobre del 2018 per commentare la tempesta Vaia, quella tempesta che si scatenò sulle nostre Alpi, che aveva le caratteristiche proprie di una tempesta tropicale, cioè di venti caldi e molto impetuosi che superavano i 200 km e abbatté un milione di alberi con danni di 3 miliardi di euro, anche in quel caso è stato un evento che non si era mai verificato prima nella storia. Quindi due eventi avvenuti in Trentino e Veneto, significa che in questo momento le Alpi e in generale le montagne sono sotto attacco. Stanno accadendo delle cose inusitate che non si sono mai verificate in passato, e non è un caso perché i cambiamenti climatici si scatenano soprattutto nelle zone che tradizionalmente sono più fredde. Quindi ci sta insegnando che bisogna prendere sul serio la situazione perché le cose stanno cambiando e per molto molto tempo non saranno più quelle che conoscevamo finora.

A proposito della salute dei ghiacciai. Sei solito fare un esempio molto calzante molto chiaro, ti va di raccontarci?

Io faccio presente che il ghiaccio è un termostato naturale.

Se prendiamo una pentola dell’acqua, ci mettiamo dentro del ghiaccio, aspettiamo un po’ di tempo, il termometro segnerà 0°. Anche se questa pentola la teniamo un quarto d’ora sul fuoco se c’è ancora ghiaccio dentro continuerà a segnare 0°, la presenza del ghiaccio infatti fa rimanere l’acqua alla stessa temperatura. Ecco perché il ghiaccio è un termostato naturale: il ghiaccio si è sacrificato perché noi troveremo che l’acqua è ancora a zero gradi, ma c’è molto meno ghiaccio di prima che si è fuso; ora se continuassimo a tenere la pentola sul fuoco e fino a quando l’ultimo frammento di ghiaccio sarà presente la temperatura dell’acqua sarà fissata a 0°. Quando si sarà sciolto l’ultimo frammento l’acqua inizierà a riscaldarsi e a e non ci sarà più nessun contrasto all’aumento di temperatura esattamente come sulle nostre montagne. Finché c’è del ghiaccio, finché c’è della neve allora tutto l’ecosistema si basa su una dinamica che è fondata su equilibri caratteristici di climi freddi, non appena perderemo l’ultimo ghiacciaio non ci sarà più niente a contrastare l’aumento di temperatura e quindi tutti gli ecosistemi tutte le specie viventi inizieranno a soffrirne.

Secondo te quali dovrebbero essere le direttive di sostenibilità?

Bisogna contrastare tutti quanti i processi che adesso ci hanno portato all’uscita dalla condizione di equilibrio in cui siamo stati praticamente da quando è nato il genere umano, almeno 200.000 anni fa nel Corno d’Africa. Non si è mai verificata una situazione così critica, quindi per prima cosa serve un ripensamento molto profondo della produzione di energia ed in generale di tutto il comparto industriale, che è un comparto inquinante che emette il gas serra che peggiora ulteriormente la situazione. Per quanto riguarda le fonti rinnovabili per esempio il fotovoltaico, sono un’ alternativa all’uso di combustibili fossili più facilmente utilizzabile.

Nel 2011 facemmo con il conto Energia un salto in avanti straordinario, triplicammo in un anno la produzione fotovoltaica e diventammo la prima potenza fotovoltaica mondiale. Dopodiché ci siamo rilassati, ci siamo riposati sugli allori e non siamo andati avanti con quella progressione.

Abbiamo continuato a comprare enormi quantità di gas, piuttosto che investire sulla produzione autonoma di energia, perché Putin ti può chiudere il rubinetto del gas, ma non ti può spegnere il sole sulla testa. Quindi cosa fare? Continuare nello sforzo delle fonti rinnovabili e dall’altra parte attrezzarci per mitigare gli effetti dei cambiamenti climatici, perché anche adesso se tutto il mondo iniziasse ad intraprendere delle modalità virtuose di produzione di energia e di produzione industriale in generale ,ci vorrebbero decenni per invertire questa situazione, e quindi per evitare dobbiamo vedere quali sono gli effetti e contrastarli. C’è la siccità? Scaviamo nuovi bacini artificiali, vediamo come fanno in Israele, come fanno negli Emirati Arabi, come fanno nel sud degli Stati Uniti. Ad esempio ripariamo le nostre condutture, i nostri acquedotti.

Mentre per quanto riguarda i ghiacciai c’è il rischio che crollino? La soluzione è il monitoraggio, mettiamo dei sensori che ci indichino i ghiacciai potenzialmente a rischio, quelli che potrebbero diventare a rischio se si stanno muovendo o se sono nella condizione di solidità che garantisce l’integrità, l’incolumità di chi si avventura in montagna.

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